«vinco… perché non accetto casi dubbi e loschi che puzzano di marcio… la vera arte dell’avvocato non si esplica nei processi che conduce ma nei processi che non conduce» (Kamber, Storia di due vite, p. 129).
«Io non sono davanti a voi unicamente come democratico. Sono qui come ebreo, come membro della comunità umana, il cui pesante destino proprio oggi inquieta gli animi e i popoli. E considero mio primo e nobile dovere mettermi al servizio di questa mia comunità, a cui appartengono anche i miei infelici clienti […] Voglio trattare con franchezza il problema centrale di questo processo, di molti paesi, di questo tempo: l’odio per gli ebrei. Io sto qui davanti a voi non come uno dei tanti avvocati che casualmente è di fede ebraica, non come uomo che, come spesso purtroppo succede, venendo meno alla sua dignità umana nasconde le sue origini e la sua religione. Mi sono presentato a voi come ebreo […] per contrastare l’ingiustizia la retorica, la vergognosa alienazione mentale di questi tempi» (Kamber, Storia di due vite, pp. 173-174).