«A Comologno eravamo a volte anche dodici a tavola. Dal 1933 in poi erano quasi tutti emigrati. Una vera e propria marea di gente. I tedeschi erano o comunisti o ebrei, tutte persone che avevano dovuto fuggire. Gli ebrei spesso si sentivano profondamente tedeschi fin dai tempi più remoti, per educazione, per studi, per tutto […] Certo, era un’impresa piuttosto costosa, ma Rosenbaum guadagnava così bene che non dovevamo fare i conti. Anche a Zurigo la nostra casa era aperta. Chiunque poteva venire da noi» (Aline Valangin-Ducommun, in Kamber, Storia di due vite, p. 181).