«Parlando di Ascona il pensiero corre sempre ai fondatori del Monte Verità, ai naturisti e ai nudisti, o si cerca di ricordare i nomi degli artisti che un tempo vissero nel nostro Borgo, quando Ascona non era ancora dedicata tutta al turismo e i suoi abitanti non cercavano di approfittare al massimo di questa preziosa sorgente di guadagni. Ma poco conosciuta è la fama che Ascona si è procurata per mezzo di altre fonti. Per molti Ascona è divenuta anche un simbolo che non ha nulla da vedere con i suoi night clubs, caffè e i soliti festival. Questa Ascona così diversa si trova a un livello più elevato, quello dell’umanità. Non si può trovare questo in piazza tra la folla eterogenea, bensì sulla collina, in quel punto dove sorge un pezzo di giardino, non coltivato ma incantato. Qui, nascosta tra gli alberi, è una casa modesta, senza lussi, senza piscina. Dalla strada principale parte un sentiero sassoso, ingombro di radici di vecchi alberi. Qui si ha l’impressione di essere in un rifugio, in un mondo diverso che non ha niente in comune con la vita notturna e diurna di Ascona. Siamo nel Kinderheim di Lilly Volkart, conosciuta dalla gente del Borgo come Lilly» (Doris Hasenfratz, Incontri asconesi – I 70 anni di mamma Lilly, «L’Eco di Locarno», xxxii, giovedì 23 novembre 1967, n. 137, p. 4).

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Lilly Volkart

(Zurigo 1897 - Ascona 1988), educatrice, pedagoga, attivista sociale, dedicata per gran parte dell’esistenza ad assistere, nella sua cittadina di elezione, Ascona, sulla riva del Verbano, soprattutto bimbi profughi da guerre e persecuzioni, offrendo soccorso materiale e morale. Confrontata talora all’ostilità di alcuni ambienti, ma anche supportata con generosità da molti altri, lascia una memoria indelebile nei piccoli ospiti, a distanza di decenni.

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Polia Rusca-Schenderowitsch

(Cholmetz 1884 - Locarno 1975), oftalmologa, attivista sociale e politica d’origini ebraiche, affianca alla professione, intrapresa in tempi poco inclini a istruzione e lavoro femminile, perfezionata in circostanze belliche, la personale dedizione alla pratica medica a esigenze altrettanto sentite di promozione per le popolazioni in generale e per le donne in particolare. Le si devono iniziative in campo medico – l’infermiera visitatrice, il servizio trasfusionale dell’ospedale La Carità di Locarno –, umanitario – la promozione del programma «Fanciulli della Croce Rossa» per le piccole vittime di guerra –, emancipatorio – le campagne di sostegno al diritto di voto femminile del Cantone Ticino.

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Luigi «Lüisin» Rusca

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Wladimir Rosenbaum

(Minsk 1894 - Ascona 1984), avvocato, nato in Bielorussia da famiglia ebraica, si forma intellettualmente in Svizzera e, ottenuta la patente professionale nel 1923 a Zurigo, si fa patrocinatore di perseguitati politici e «razziali», nonché collegatore, nel Cantone Ticino, con la prima consorte Aline Valangin-Ducommun (Vevey 1889 - Ascona 1986), fra esuli italiani e tedeschi, profughi dai regimi fascista, dal 1926, e nazista, dal 1933, e sostenitore fattivo del fronte repubblicano durante la guerra di Spagna del 1936-’39.

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Federica Spitzer

(Vienna 1911 – Lugano 2002), di origine ebraica, scelse volontariamente la deportazione a Theresienstadt per salvare la vita dei suoi genitori. Scampata alla Shoah, testimoniò ai giovani delle scuole ticinesi l’orrore del Lager, ma anche l’irriducibile forza di resistenza degli esseri umani.

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Marietta Crivelli Torricelli

(Lugano 1853 – 1928), fondatrice della “Società di mutuo soccorso femminile”, delle “Case del soldato” e di numerose altre iniziative filantropiche, per tutta la vita si dedicò con energia e abnegazione ai bisognosi, tanto da essere soprannominata e nota in tutto il Cantone come la “Mamma dei poveri”.

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Francesco Alberti

(Montevideo 1882 – Bellinzona 1939), sacerdote cattolico, direttore del quotidiano «Popolo e Libertà» e amico di don Luigi Sturzo, fu tra i primi nel Canton Ticino a denunciare con fermezza le colpe e i pericoli del fascismo, nonché i soprusi della guerra di Spagna e di ogni totalitarismo.

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Carlo e Anna Maria Sommaruga

Carlo Sommaruga (Lugano 1902 – Roma 1955), diplomatico svizzero, a rischio della vita diede protezione a famiglie ebree perseguitate dai nazifascisti, ospitandole nella sua casa romana e a Villa Maraini. Sua moglie Anna Maria Valagussa (Roma 1905 – 1998), infermiera della Croce Rossa, si spese per aiutare rifugiati italiani riparati in Svizzera, indipendentemente dalla loro appartenenza sociale, politica o confessionale.

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Guido Rivoir

(Champdepraz 1901 – Lugano 2005), pastore valdese, antifascista e generoso sostenitore di persone in difficoltà, dopo il colpo di stato che depose nel 1973 il presidente Allende e inaugurò la dittatura di Pinochet fu tra i più convinti sostenitori dell’azione “Posti liberi per i rifugiati cileni”.

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