«Parlando di Ascona il pensiero corre sempre ai fondatori del Monte Verità, ai naturisti e ai nudisti, o si cerca di ricordare i nomi degli artisti che un tempo vissero nel nostro Borgo, quando Ascona non era ancora dedicata tutta al turismo e i suoi abitanti non cercavano di approfittare al massimo di questa preziosa sorgente di guadagni. Ma poco conosciuta è la fama che Ascona si è procurata per mezzo di altre fonti. Per molti Ascona è divenuta anche un simbolo che non ha nulla da vedere con i suoi night clubs, caffè e i soliti festival. Questa Ascona così diversa si trova a un livello più elevato, quello dell’umanità. Non si può trovare questo in piazza tra la folla eterogenea, bensì sulla collina, in quel punto dove sorge un pezzo di giardino, non coltivato ma incantato. Qui, nascosta tra gli alberi, è una casa modesta, senza lussi, senza piscina. Dalla strada principale parte un sentiero sassoso, ingombro di radici di vecchi alberi. Qui si ha l’impressione di essere in un rifugio, in un mondo diverso che non ha niente in comune con la vita notturna e diurna di Ascona. Siamo nel Kinderheim di Lilly Volkart, conosciuta dalla gente del Borgo come Lilly» (Doris Hasenfratz, Incontri asconesi – I 70 anni di mamma Lilly, «L’Eco di Locarno», xxxii, giovedì 23 novembre 1967, n. 137, p. 4).